Pratogaudino
Il nome
Il nome Pratogaudino, nel passato Pratum Gandini, Prà Gaudin, è di origine medioevale: nei primi secoli dopo il 1000, Prata indica una zona di recente disboscamento, un terreno reso appetibile per l’allevamento del bestiame, una presenza umana che vive dei prodotti della terra.
Ma i nostri prati, siti tra foreste, stando alla possibile origine da “gad” o “gast”, termine germanico per dire foresta, avevano forse qualcosa di poco sicuro: “Gaudina” è anche un’espressione usata per indicare foreste abitate da predoni.
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La storia

Carta Piemonte 20
Il primo documento a ricordare questi luoghi è un testo del 1263, in cui si riportano i nomi di Costabella e Comba Rabeina.
Il nome ritorna negli Statuti di Cuneo (1380) come “pratum Gandini”. Dall’analisi dei cognomi, si potrebbe dedurre che gli insediamenti stabili in Pratogaudino datano alla seconda metà del ‘600, quando la popolazione riprende a crescere dopo la peste del 1630 e si rende necessario utilizzare nuovi spazi e creare nuovi piccoli nuclei abitati là dove prima si andava solo per pascolare o raccogliere frutti della terra. È il periodo in cui arrivano a Cervasca gli Allinio e gli Armando, mentre solo nel XVIII secolo si incontrano i Giordanengo e i Garino.
Le prime rappresentazioni cartografiche risalgono al settecento.
Nella carta Piemonte 20 sono rappresentati i teit, i ciabòt, i chiot, i valloni, i “serro”, piccole catene montuose, le borgate, le fontane, le croci nei punti più alti, il “bosco grande”, le piante d’alto fusto.
La mappa catastale del 1795, relativa al comune di Cervasca, indica le proprietà delle famiglie e la parte di territorio da considerare “beni comuni”, costituiti da “rocca nuda”, gerbido, pascolo e bosco ceduo. Le proprietà sono molto diverse: c’è chi possiede solo piccoli “zapatoi”, chi possiede anche boschi e prati, chi ha acquistato proprietà a valle.
Con l’aumento della popolazione nel XIX secolo, si comincia ad emigrare. Le prime partenze avvengono intorno al 1880. Si parte per l’Argentina, per gli USA, per Panama. Negli anni 20 del ‘900 si parte per la Francia.
Poi viene la guerra. Dopo l’armistizio, quando si formano le bande partigiane, anche Pratogaudino è un posto favorevole per ritrovarsi, Tetto Giordano in particolare.

Mappa catastale 1795
Dopo la guerra, la vita riprende: la scuola funziona, sembra che tutto torni come prima. Alcune famiglie hanno una bella “stallata” di mucche; si va avanti.
Ma l’equilibrio della piccola proprietà non regge all’impatto con gli enormi cambiamenti economici e sociali degli anni 60/70. A valle aprono le prime fabbriche: lo stipendio sicuro garantisce la vita familiare. Il futuro dei figli deve passare attraverso la scolarizzazione e la media unica apre a Cervasca nel 1963. A Pratogaudino si deve continuare a lavorare a mano, i giovani vanno a servizio, manca l’elettricità. Poco per volta, tutti scendono e le borgate, piene di vita per tre secoli, si spopolano.
L’economia
Qualche rara foto ci restituisce il territorio di Pratogaudino senza le piante che ora stanno ricoprendo tutto, comprese le borgate. C’erano molte coltivazioni: segale, piccoli apprezzamenti di grano e orzo, patate e, ovviamente, castagne. Si raccoglievano funghi e frutti di bosco. Nella stagione libera dai lavori, funzionavano i telai da canapa. Si allevava prevalentemente bestiame di piccola taglia.
Nell’ultimo secolo, si integrava il reddito con i bambini presi a balia e molti, anche le ragazze, scendevano a servizio nei paesi della pianura, lavorando nelle famiglie o nei pesanti lavori di campagna.
Ogni borgata provvedeva in proprio a fare il pane e a rifornirsi di acqua. C’erano fornaci per la cottura dei mattoni. C’erano osterie ma non negozi. Si scendeva al piano per gli acquisti o si attendevano i venditori a domicilio.
Gli abitanti

Anni 40. Le famiglie Garino festeggiano i cinquant’anni di matrimonio dei nonni.
La popolazione delle borgate di Pratogaudino cresce progressivamente fino alla metà del XX secolo.
I dati del comune di Cervasca ci dicono che nel 1807 alla borgata Soprana ci sono 7 nuclei familiari per un totale di 29 persone: si chiamano tutti Armando. Alla Sottana ci sono 12 famiglie, per un totale di 46 persone; i cognomi sono tanti: Giraudo, Silvestro, Serale, Garino, Cominello, Occelli, Giordanengo, Allinio.
Confrontando le dimensioni delle borgate, si può ipotizzare una popolazione complessiva tra le 120 e le 150 persone, che sale a 200 a fine secolo e cresce ulteriormente nel ‘900, quando solo nelle borgate di Cervasca ci sono 220 persone.
La scuola

La scuola di Pratogaudino, limitata alle classi prima e seconda, risulta esistente nel 1879.
Nel 1895/6 frequentano la scuola 13 maschi e 11 femmine; alla chiusura sono rimasti in 5: gli altri sono tutti a servizio o nei campi. Nel 1911 frequentano 35 scolari.
Nel 1921, le famiglie di Pratogaudino chiedono al comune di realizzare locali adeguati. Il comune acconsente, ma l’edifico viene costruito solo nel 1934, su terreno privato e con manodopera offerta gratuitamente dai residenti.
Tra i tanti insegnanti, rimasti per la maggior parte solo un anno, ci sono nomi a noi familiari e nomi di persone provenienti da altre zone d’Italia.
La scuola ha chiuso nel 1971. Riutilizzata per l’Estate Ragazzi negli anni 80, oggi è un gradevole rifugio alpino, utilizzabile su richiesta in municipio.

La cappella
Negli anni ‘50 è stata realizzata accanto alla scuola la cappella di San Pietro. Pietro era un nome molto diffuso in Pratogaudino e tutti i Pietro unirono le forze per acquistare la statua del santo, portata in processione alla festa; oggi è stata sostituita da una più piccola perché la precedente venne danneggiata da vandali di passaggio.
San Pietro era anche l’occasione per una festa paesana, con bancarelle di dolci, giochi, banco di beneficenza e tanta allegria.
Il pilone

La figura centrale del pilone è l’Addolorata: Maria, con il cuore trafitto da una spada (Lc 2,36), regge sulle ginocchia il figlio Gesù deposto dalla croce.
A sinistra, ci sono San Grato, protettore dalla grandine, che spesso manda nel pozzo. E’ vestito da vescovo, regge nel pastorale la testa del Battista che aveva trovato, secondo quanto racconta la tradizione.
Segue Michele, l’arcangelo vincitore delle potenze del male; è rappresentato come un angelo guerriero, con la lancia in una mano e la bilancia con cui pesa le anime (giudizio finale) nell’altra. E’ il santo protettore del paese omonimo, capoluogo di Cervasca fino al 1801.
A destra dell’Addolorata, sono rappresentati il santo patrono di Vignolo, San Giovanni Battista, vestito di pelli; e infine San Maurizio, venerato nell’omonimo santuario dove il culto risale almeno al secolo XIII. E’ rappresentato come un soldato romano: era infatti il capo della legione tebea martirizzata ad Agauno, in Svizzera.
Giuseppe Pocchiola
Il pittore che ha dipinto questo pilone non ha firmato la sua opera; confrontando tuttavia queste figure di santi con gli affreschi di Giuseppe Pocchiola, siamo certi di poter attribuire a lui queste immagini.
Giuseppe Pocchiola era un “pittore itinerante”: come altri artisti tra il XVIII e il XIX secolo, andava di casa in casa, da chi aveva deciso di far rappresentare i santi di famiglia sul muro dell’abitazione e poteva permettersi di mantenere per qualche tempo un pittore, oltre a pagare le “spese vive”. Viaggiava lungo le valli, passando poi da una valle all’altra, lasciando tracce del suo passaggio dalla valle Maira alla Vermenagna.
Dipinse a San Michele il grande affresco su casa Armando – Zurletti con San Maurizio a cavallo, Maria e numerosi santi; di lì salì a Pratogaudino, dove dipinse il pilone e vari affreschi ancora oggi visibili al Tetto Sottano, a Tetto Cannone, al Sottano (dove resta la bella immagine con Sant’Antonio del deserto, Maria sotto la croce, Cristo in croce e Santa Lucia) e altri scomparsi. Molte persone, a San Michele e a Pratogaudino, riferiscono i racconti dei genitori e dei nonni che narravano di un signore che arrivava con tutto il necessario in una gerla sulle spalle e veniva ospitato alla meglio in casa e nutrito per il tempo necessario a completare il lavoro. Davanti al muro su cui lavorava, tirava un telo in modo che nessuno potesse vedere il lavoro fintanto che non fosse finito e che i ragazzi, che non sopportava, non lo disturbassero. Quando venne a lavorare a Pratogaudino, correva l’anno 1898.
L’atto di morte di Pocchiola è conservato nell’archivio della parrocchia di Borgo San Dalmazzo e lo descrive come “pittore girovago da Busca”, dove però non risulta essere nato. Alla morte, il 25 aprile 1907, aveva solo 61 anni.
Per approfondire:
https://www.viverecervasca.it/vita-al-pilone/
https://www.viverecervasca.it/pratogaudino-testimonianza-della-maestra-riberi/
https://www.viverecervasca.it/pratogaudino-le-visioni-di-caterina/
https://www.viverecervasca.it/pratogaudino-le-origini/
https://www.viverecervasca.it/vita-in-pratogaudino/
https://www.viverecervasca.it/pratogaudino-venditori-a-domicilio/
https://www.viverecervasca.it/pratogaudino-un-ritorno-sentito-e-un-impegno-per-il-futuro/
https://www.viverecervasca.it/festa-al-paese-come-una-volta/
Testi da La montagna di Cervasca. Pratogaudino: ridare vigore alla speranza. La scuola dei Boschi, di M. Bramardi, G. Giordana e L.Renaudo, Primalpe 2020



