San Maurizio e la Madonna degli Alpini

Su questo monte c’è vita da più di 2500 anni.
Prima presenze di pastori fin dal neolitico, poi un grande castello di difesa dei signori locali a cui fece seguito una banda di invasori che provocò la distruzione del castello. Dal secolo XV, ci fu un’intensa frequentazione di pellegrini, accolti da un eremita nell’antica San Maurizio, chiamata poi San Matteo. Tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo venne costruito l’attuale santuario. Per tre secoli ci furono qui due chiese. Nel 1946 venne qui portata la tela della Madonna degli Alpini e nel 1961 il santuario venne dedicato a San Maurizio e alla Madonna degli Alpini.
Questa in sintesi la storia di questo sito.

La storia

Le prime documentazioni risalgono ai sec. VI-V a.c., e consistono in cocci di ceramiche di uso domestico ritrovati durante gli scavi promossi dal comune di Cervasca nel 2003, sotto la direzione di Egle Micheletto. Non abbiamo notizie del 1° millennio, se non il possibile arrivo del nome e della devozione a San Maurizio, portato dalle popolazioni e dagli eserciti di origine germanica.
Poco dopo il 1000, venne qui costruito un castello fortificato chiamato sui documenti “castrum vignolii”, documentato nel 1159 nella donazione di Federico I alla chiesa torinese. La prima citazione della cappella di San Maurizio si trova in un atto del 1226.
Il castello venne abbattuto dopo la cacciata degli Armagnacchi, una banda di soldati di ventura qui insediatisi dopo la morte del loro condottiero e che si servirono del castello, forse non più usato dai proprietari, come base per seminare violenza e distruzione nei paesi della piana.
Nel XV secolo, come testimoniavano gli affreschi, venne ricostruita la cappella di San Maurizio, a cui accedevano nei secoli successivi molti devoti pellegrini, tanto da giustificare la presenza di un eremita per la loro accoglienza e la costruzione di un secondo edificio di culto, l’attuale santuario, tra la fine del XVII secolo e il XVIII secolo.
Per quasi tre secoli ci furono qui due chiese intitolate a San Maurizio, dette vecchia e nuova. La chiesa antica cambiò nome durante il governo francese: sul catasto napoleonico, infatti, risulta chiamata San Matteo.
Pellegrinaggi e feste continuarono anche nell’800 e nel ‘900. La vecchia chiesa venne utilizzata sempre più per usi profani, fino alla sua demolizione per far posto all’edificio che oggi accoglie i visitatori.
Nell’ultimo secolo, dopo la scelta di San Maurizio come protettore degli Alpini (1938) e dopo la disastrosa ritirata di Russia, gli alpini superstiti portarono qui nel 1946 la tela della Madonna degli Alpini, secondo il modello fatto eseguire da Don Guido Turla. Nel 1961 il santuario venne dedicato anche alla Madonna degli Alpini e vengono realizzati importanti opere di ristrutturazione. Da allora, attorno alla chiesa sono stati sistemate prima le croci in ferro poi i cippi e i monumenti, a ricordo dei caduti e dispersi della Divisione alpina cuneense martire in terra di Russia, singoli e in gruppo, e dei gruppi di Alpini di numerosi paesi del Nord Italia. Questo luogo oggi è sacro per gli alpini che vi accedono numerosi nelle annuali cerimonie o a gruppi sezionali o locali.

Dal sec. VI a.C.: villaggio di pastori e cacciatori. Ritrovamento di cocci di ceramiche di uso domestico durante gli scavi promossi dal Comune di Cervasca nel 2003, sotto la direzione della Soprintendenza dei Beni Archeologici.

Dal sec. XI-XII: costruzione del “Castrum Vignolii”, castello fortificato, già ricordato nel 1159.
La Cappella di San Maurizio è citata la prima volta nel 1226.

1390: insediamento degli Armagnacchi, soldati di ventura che si servirono del castello come base per seminare violenza e distruzione nei paesi della piana.
Estate del 1400: cacciata e distuzione del castello.

Sec. XV: ricostruzione della Cappella di San Maurizio, con magnifiche decorazioni e successivi ampliamenti.

Sec. XVI-XVIII: grandi pellegrinaggi, presenza dell’eremita.

Fine del sec. XVII – inizi del XVIII: costruzione del nuovo San Maurizio, l’attuale Santuario.
Per tutto il sec. XVIII si parlava di San Maurizio antico e di un nuovo San Maurizio.

1800 circa: l’antica San Maurizio viene chiamata San Matteo.
1966: demolizione dell’antica San Maurizio.

1938: San Maurizio viene nominato patrono degli Alpini.

1946: i reduci della Divisione Alpina Cuneense portano il quadro della Madonna degli Alpini.
Ha inizio la realizzazione del ricordo vivo e toccante della ritirata di Russia.

1961: il Santuario viene dedicato a San Maurizio e alla Madonna degli Alpini.
Questo luogo oggi è sacro per gli alpini che vi accedono numerosi nelle annuali cerimonie sezionali o a gruppi provenienti dalle zone di reclutamento della Cuneense. É un importante riferimento per la gente di queste terre.

San Maurizio

La Passio Acauniensium Martirum, scritta dal Vescovo di Lione Echerio tra la fine del IV secolo e la metà del V, riprendendo testimonianze più antiche e la tradizione orale già consolidata, narra che nel III secolo ad Agauno (San Maurizio nel Vallese, nel Sud Ovest della Svizzera), un gruppo di soldati provenienti dalla zona di Tebe nell’alto Egitto, cristiani, vennero martirizzati per la loro professione di una fede non ancora accettata nell’impero romano. Il loro capo era Maurizio, nome che significa “figlio di Mauro” e ne indica anche il colore della pelle, mora, scura. La Passio cita sei nomi di tebei martiri.
La tradizione ha poi ampliato il loro numero, fino ai 1500 raccolti dal Baldessano, storiografo della corte sabauda, o ai 6000 di altre tradizioni popolari. Maurizio, già amato dagli imperatori tedeschi del X secolo, divenne nel XV secolo il patrono di molti regnanti europei, compresi i Savoia, che identificavano nel santo guerriero il modello ideale di soldato che incarnava le virtù militari della dinastia.
Sotto la spinta della scelta sabauda, la devozione al santo si diffuse.
La cappella del castello venne probabilmente rifatta e decorata.

La cavalleria di San Maurizio

Racconta la gente che, verso l’autunno, giunge a San Maurizio uno sciame fitto di moscerini provenienti dalla zona di Villar San Costanzo: sono i leggendari soldati della legione tebea che tornano dal loro capo per proseguire insieme il viaggio verso la valle Stura. Non sono arrivati l’anno della dedicazione del santuario alla Madonna degli Alpini: “San Muris a s’é ofendù!” diceva la gente.

Il “castrum Vignolii” e gli Armagnacchi

I documenti relativi all’esistenza di un “castrum” in questo luogo, un castello di difesa, usato per avvenimenti importanti come la stipula di un atto, o come rifugio in caso di necessità, è documentato dalla metà del XII secolo.
Quale poteva essere l’aspetto del castrum? Dall’analisi del sito, dalla lettura dei documenti e dalle conferme avvenute con gli scavi del 2003, possiamo riconoscere un torrione centrale, corrispondente all’incirca con il santuario attuale, attorno a cui se ne vedono bene i resti; una cappella; probabilmente una cisterna; uno o più giri di mura, parzialmente visibili sotto la vegetazione che circonda il santuario, mura imponenti, appartenenti a quattro diverse tipologie costruttive, in una parte costruite a sacco, varie dimensioni di pietre utilizzate per le diverse murature, pietra naturale affiorante, in un caso parzialmente lavorata o adattata per trarne una canaletta. All’ingresso, posto poco lontano dall’attuale strada di accesso, nel punto più facilmente prendibile, esisteva un muro a sacco con un camminamento per la vedetta. All’angolo a Nord, si intravede la base di una torre a pianta circolare.
Nel corso degli scavi, gli archeologi hanno riscontrato anche esiti di crolli e distruzioni, forse quelli che seguirono la cacciata degli Armagnacchi.

Gli Armagnacchi
Il castrum Vignoli fece una triste fine: occupato da bande di ventura provenienti dalla regione di Armagnac, che scorrazzavano nei nostri territori ponendosi al servizio dei signori, divenne la base per scorrerie verso la pianura, con rapine, violenze, distruzione di paesi: scomparvero Brusaporcello, attuale Fontanelle, e San Benedetto presso San Membotto. Essendo una notevole causa di pericolo, Cuneo e le terre vicine, aiutate dai Savoia, si unirono in alleanza per liberare la zona con le armi della diplomazia e quelle da guerra. Dopo la cacciata definitiva, avvenuta nell’estate del 1400, onde evitare il ripetersi di episodi simili, il castello venne abbattuto.

La vecchia chiesa di San Maurizio, poi San Matteo

Due rare immagini degli affreschi quattrocenteschi della vecchia San Maurizio: in alto, una fotografia scattata da Lalla Romano che evidenziava la bellezza del martire tebeo e della schiera di sante che pregavano il Cristo che stava al centro del catino dell’abside; sotto, una foto dell’archivio Tua che aggiunge un altro tebeo e lascia intravedere il catino stesso. Nel catino dell’abside era dipinto infatti un maestoso Cristo in una mandorla di tre colori, con la Madonna alla sua destra, dietro a cui correva una cinta merlata di mura. Al di sotto, due gruppi di oranti, due martiri tebei, e alcune sante (Lucia, Agata, Caterina).

La ricchezza e l’eleganza delle figure inducono a ritenere che l’autore possa essere stato Pietro da Saluzzo o qualcuno della sua cerchia.

“Visitiamo anche la chiesa piccola. Si salgono alcuni scalini incastrati nella roccia viva… Alzo gli occhi alla volta dell’abside, e con stupore vedo emergere dall’intonaco, forse caduto, una pittura bellissima: una selva di teste femminili, con cuffie bianche: monache o sante. Pittura gotica, direi; e forse tarda… Voglio sperare che fra le altre fotografie di bellezze pericolanti o sul punto di sparire per l’incuria, sia stata anche quella di questo affresco”.

Da un articolo di Lalla Romano

Per approfondire:

San Maurizio e la Madonna degli Alpini, a cura di Maria Bramardi, Primalpe 2018

http://www.santuariosanmaurizio.it