San Sebastiano,
una cappella “tempore pestis”

All’incrocio tra la strada provinciale che sale verso la montagna e la via per Vignolo, sorgeva la cappella di San Sebastiano.
Il santo era considerato, insieme a San Rocco, il principale protettore dalla peste: pretoriano del III secolo, venne condannato a morte per la fede cristiana che professava, una prima volta con le frecce e una seconda a bastonate e flagellazione.
Nel 680 si attribuì alla sua intercessione la fine di una grave pestilenza a Roma. La cappella, di cui restano poche foto, risale agli anni 1630-31, al tempo della peste, costruita per volontà della gente di San Michele, che invoca l’intercessione del santo per continuare a lottare contro l’epidemia. È parroco Don Antonio Filiberto Drua, di nobile famiglia fossanese, un uomo colto e impegnato per la sua gente, che ha anche ampliato la cappella di San Rocco, poi Concezione, aggiungendo il porticato.
Nel ‘700 la cappella, cui viene aggiunto il titolo di Santa Lucia, è il principale punto di posa per i funerali: il morto viene portato fin qui dalla famiglia e poi le compagnie e la confraternita vengono a prelevarlo per accompagnarlo in chiesa. La cappella, che aveva un portico antistante, è stata in un primo tempo privata del medesimo e poi demolita del tutto negli anni ’70 per migliorare la viabilità verso Vignolo e verso la montagna; come memoria dell’importanza del luogo in tempi difficili, è stato edificato l’attuale pilone dedicato allo stesso santo.
Nelle vicinanze, c’erano le vecchie scuole della frazione.
Accanto, un interessante affresco di Giuseppe Pocchiola e, dall’altra parte della strada, il lavatoio inaugurato nel maggio del 1950.

Nelle foto, la cappella di San Sebastiano negli anni 70; il paese di San Michele verso la metà del ‘700, quando San Sebastiano è chiamata anche Santa Lucia; e un frammento della relazione della Visita Pastorale del 1632, che parla della costruzione della cappella.

Giuseppe Pocchiola, “Pittore girovago da Busca”

Negli ultimi anni del XIX secolo dipinse sui muri delle nostre case Giuseppe Pocchiola, un pittore itinerante che lasciò numerose opere nei paesi confinanti; di lui restano il grande affresco su Casa Armando, con San Maurizio sul cavallo bianco, Maria ancora ragazza, sua madre Anna, Lucia, Giuseppe, Antonio abate e una santa senza nome; il pilone e altre opere a Pratogaudino.
Molte persone ricordano i racconti dei genitori e dei nonni che narravano di un signore che veniva ospitato alla meglio in casa e nutrito per il tempo necessario a completare il lavoro.
Davanti al muro su cui lavorava, stendeva un telo in modo che nessuno potesse vedere il lavoro fintanto che non fosse finito e che i ragazzi, che non sopportava, non lo disturbassero.
L’atto di morte di Pocchiola è conservato nell’archivio della parrocchia di Borgo San Dalmazzo e lo qualifica come “pittore girovago da Busca”.
Alla data della morte, avvenuta il 25 aprile 1907, aveva solo 61 anni.