La Filatura
e le cascine di San Bernardo

Una ricca documentazione conservata in vari archivi, ed in particolare i catasti del 1740, 1795 e 1813, corredati da mappa, ci descrivono la distribuzione della terra a San Bernardo a partire dalla metà del XV secolo, dopo l’arrivo dell’acqua irrigua, con grandi proprietà in mano a conventi, membri del clero e signori e, per contro, le minuscole porzioni di casa e di terreni alla Roata.
Tra le grandi cascine, c’è quella che chiamiamo ancora “La Filatura”.
Appartenente nel XVIII secolo al Commendator Sarale, come altre cambia proprietario in epoca francese e viene acquisita da Pier Francesco Quaglia, imprenditore della ricca borghesia cuneese con impegni anche nella vita sociale e amministrativa della città. Dopo i Quaglia, la proprietà passerà ai Fumé e poi ad altri. Quaglia è trentenne quando inizia l’attività, è sposato e senza figli, molto attivo e lavoratore, con un’ottima formazione nel settore del commercio, come dice una dichiarazione del sindaco di Cuneo.

A fine ‘700 l’economia della seta aveva subito un calo con conseguente chiusura di alcune fabbriche nel cuneese, a causa sia del gelo che aveva distrutto le foglie dei gelsi sia della difficoltà di commercializzazione del prodotto per la perdita del mercato inglese. Ma la riapertura delle manifatture lionesi, dopo la crisi del periodo rivoluzionario, determina un incremento di esportazione del prodotto verso la Francia. Le “fabbriche della seta” ritornano ad operare, anche nella nostra terra ricca di gelsi e con un diffuso allevamento di bachi che costituiscono una buona fonte di reddito per le famiglie contadine.

A Cervasca vengono realizzate due filature: oltre a questa di San Bernardo, ne nasce una a San Defendente nelle proprietà dei Giavelli, in funzione dal 1805 con 12 fornelli.

La filatura del Sig. Quaglia funziona dal 1802, consuma 1200 rubbi di carbone (circa 120 quintali) e produce 1600 libbre di seta (una libbra piemontese = 320 gr circa). Ha 25 fornelli nel 1808, che diventano 35 nel 1810; impiega 70 persone più due per il trasporto. È collocata nel lungo porticato che costeggiava la strada comunale; sul muro si leggono ancora i numeri dei fornelli.
Quaglia partecipa alla vita del paese con la presenza alle riunioni in parrocchia per le decisioni importanti e con donazioni alla chiesa.

Nel porticato della Cascina sono ancora leggibili i numeri dei fornelli. Sotto, la mappa catastale del 1795 (ASTo).

 

 

 

Francescani, monache e canonici a San Bernardo

A partire da fine ‘400, con l’arrivo dell’acqua irrigua, la terra di San Bernardo diventa appetibile per chi vuole investire. I primi ad acquisire terreni sono i Francescani la cui cascina è chiamata “La Prima”. Gli stessi francescani promuovono la realizzazione del mulino sul Miglia, funzionante fino agli anni ‘60 del ‘900 e composto da due ruote per la macina dei cereali, una “resiga”, un battitore da canapa e un frantoio per l’olio di noci.
Dopo di loro, arrivano monache, clero, benestanti e nobili di Cuneo.

La mappa del catasto del 1795 presenta, a confronto, le proprietà a San Bernardo: ai minuscoli appezzamenti della Prata, si affiancano le 120 giornate piemontesi del Monastero dell’Annunziata
in Cuneo, le 70 g.p. con mulini e alteni dei Francescani, le 64 g.p. del Capitolo della Cattedrale, le 60 dei Ferraris di Celle e dei Serale e altre simili proprietà.
E, per contro, Bruno Michele possiede una tavola a orto e una “a sitto” e Milanesio Clara ha due tavole a casa, orto e “sitto”. Nelle grandi cascine, lavorano i mezzadri che non possiedono nulla di proprio.

Catasto Napoleonico. 1813. A sinistra, le proprietà del Capitolo della Cattedrale; a destra, la cascina del Monastero dell’Annunziata e le proprietà dei Francescani: cascina e mulino.

Soppressi gli ordini religiosi e incamerati i beni, il governo del Departement de la Stura mette in vendita nel 1807 i seguenti “beni nazionali”:
– “une cassine composée de maison rurale, aire, jardin, prés, champs, bois, rives et terres de 112 journées environ, éstimée 115.500 francs
– une cassine composée de maison rurale, aire, jardin, prés, rives, vignes e terres de 77 journée environ, éstimée 66.000 francs
– un moulin a grain, pressoir à huile, battoir, scierie, corps de logis et un petit jardin, éstimée 12.450 francs”.
Acquistano Baudi di Vesme, Ricci des Ferres e Donaudi di San Nicolao.


La famiglia Beltritti a
Tetto Murato. Anni 20

 

 

In Via Passatore, un cippo ricorda cinque vittime della barbarie fascista. 16.11.1944.