Chiesa di San Defendente

parrocchiale dal 1952 al 2025

Al centro del nuovo paese di San Defendente, che si è sviluppato in contemporanea alla grande area artigianale, industriale e commerciale iniziata negli anni ‘60 lungo la provinciale, sorge la chiesa di San Defendente, santo ritenuto soldato di una legione romana proveniente dall’alto Egitto, guidata da San Maurizio e martirizzata nel III secolo ad Agaunum, oggi Saint Maurice nel Canton Vallese.
Negli anni ‘70, ricevuto un importante lascito, la parrocchia ripensa la propria sede in un terreno ancora non raggiunto da insediamenti abitativi.
Una variante del Piano di costruzione del 1971, approvata dall’amministrazione comunale nel 1973, delimita un’area servizi nella zona di nuova espansione del paese. I lavori iniziano nel 1976, appena due anni dopo la nomina a parroco di don Natale Martini, arrivato in questa giovane realtà con il compito di realizzare un nuovo centro parrocchiale. Si comincia dalle opere (canonica e spazi per la catechesi e le riunioni) e il salone funge provvisoriamente da chiesa.
Nel 1981 vengono benedette le nuove campane. Nel 1988, approvato il nuovo Piano regolatore, si progetta la chiesa (studio Arch. Garelli) secondo l’idea originaria, quella di una “tenda” che richiama il cammino del popolo di Israele attraverso il deserto, verso la libertà. La chiesa è raccolta sotto diverse falde di copertura tese a confluire in alto sul campanile, fulcro della costruzione esterna.
L’interno si presenta come un ampio salone che converge verso il presbiterio, dominato dalla grande croce in legno e cemento. I lavori, iniziati nel 1991, hanno termine nel 1994.

Trovano ora posto nella nuova sede le vecchie tele e le statue, in particolare la tela settecentesca della Madonna Assunta con San Giovanni Battista e San Defendente, quella di Maria Bambina con Anna e Gioacchino, la Via Crucis, la statua di San Defendente e la gradevole Madonna di fine ‘700 in legno scolpito, dipinto, dorato e argentato, ora nella cappellina.
Moderni nelle linee e nei materiali gli altri arredi, in legno, marmo e ceramica: l’altare, il tabernacolo, il fonte battesimale e le acquasantiere create da Guido Monfalcone. Sul tabernacolo, i simboli del cristianesimo: il pesce, una lanterna a forma di barca, la spiga e la croce. Dietro l’altare, una vetrata presenta l’immagine della colomba che si alza da un mondo difficile e sale verso la luce.

 

La vecchia chiesa di San Defendente

All’incrocio tra l’antica via di Villafalletto o Via del Sale e la strada medioevale che congiunge Caraglio con Cuneo, esiste almeno dal XVIII secolo la cappella dedicata ai Santi Defendente e Antonio da Padova.
Nel 1723 (Visita Caramelli) è descritta come ben fornita di arredi, curata dai massari e celebrata nei giorni festivi.
A fine secolo, è presente un cappellano che vive di quanto la gente offre in denaro e in lavori. Benché decentrata rispetto allo sviluppo del paese che avveniva dall’altra parte della strada, nel 1952 diventa sede di una nuova parrocchia sotto il titolo di San Defendente, fino al 1978, quando si celebra l’ultima volta il 10 settembre.
La chiesa viene poi dismessa per finanziare i lavori del nuovo complesso parrocchiale.

 

Interno

Una tela raffigurante il secondo martirio di San Sebastiano è conservata in sacrestia.
L’opera, secondo le testimonianze, proviene dalla chiesa di San Sebastiano in Cuneo.
Incerta la datazione, tra XVII e XVIII secolo, così come l‘attribuzione a G. A. Molineri. Sebastiano, pretoriano del III secolo, cristiano in un’epoca di persecuzioni, viene condannato a morte una prima volta trafitto di frecce e una seconda tramite flagellazione e bastonate. Con San Rocco, è il protettore dalle epidemie, molto venerato nelle nostre terre nei secoli XVII e XVIII.

 

 

 

 

Vecchie cappelle

Non restano tracce della cappella della Natività di Maria al Colombero, che nel ‘700 aveva ben tre altari.
Ben conservato è invece l’Oratorio di Maria Auxilium Christianorum, in Via Cuneo, fondato dal canonico Lobetti nel XIX secolo.
Molti piloni e immagini religiose sono collocati lungo l’antica Via del Sale o la medioevale via Verda o le più recenti strade verso le borgate.

 

San Defendente di Vignolo

Quando i comuni di Cervasca e Vignolo diventano autonomi da Cuneo tra ‘500 e ‘600, Vignolo conserva una parte della pianura lungo la strada per Caraglio, nella pascheria, gli antichi pascoli ritenuti communia, cioè beni della comunità, poi ricchi coltivi dal XV secolo, ora zona industriale
e residenziale. A sud della provinciale, apparteneva a Vignolo la zona oggi residenziale tra Tetto Garrone a est e Via “dei Cottoni” a ovest; a nord della provinciale, la terra tra via del Corno e la continuazione di Via “dei Cottoni”, detta Via dell’Olmetto, fin quasi a Via Cian. Soltanto all’epoca della dominazione francese, con la razionalizzazione dei confini, il territorio comunale assume i tratti attuali, unificando le due parti prima divise e cedendo in cambio a Vignolo la parte collinare verso sud, nella zona della Pavia.

Mappa catastale del 1795 (Archivio Stato Torino)

 

Un monumento alla pace

In Piazzale Michelangelo, un monumento di grande attualità: sulle colonne asimmetriche in pietra, svettano due colombe bianche scolpite da Mario Mondino, come richiamo alla pace. Ai piedi delle colonne, una targa riporta la poesia “Doi briciolin” detta anche
“Martin soldà”, di Gino Giordanengo, un potente atto d’accusa contro la guerra.