La cappellina dell’Addolorata

Da una carta topografica di metà ‘700, una bella immagine della griera, terra sassosa, irrigata nella parte bassa dalle acque del Rosa, mentre quella alta fruisce dell’acqua del Roero, spinta sull’altipiano dalla centrale idroelettrica del consorzio Fernando Olivero.
Il termine griera, dal medioevale grumeria, è di probabile derivazione prelatina, forse dalla radice ligure kra/krau, da cui deriva anche caire, sassi; una seconda ipotesi è da grum, mucchio di terra.
La strada, che vediamo nell’immagine, parte da San Bernardo, incontra il pilone di Tetto Fabre, raggiunge Ruata Coton, lambendo il pillone della Maddona Dolorata; passa accanto al pillone di San Giove e prosegue fino a incontrare le vie per Borgo e per San Michele: una scorciatoia, quindi, dalla pianura al centro civile e religioso del comune, per abbreviare in particolare il percorso di battesimi e funerali. Nei catasti del settecento è chiamata Via dei Cotoni (dall’arabo qutun, cotone); popolarmente Via Verda.
Raccontavano i vecchi che era utilizzata anche dai militari per le marce notturne.
Da osservare come la parte a sud, a sinistra nell’immagine, sia coltivata soltanto a gelsi e sia poco abitata, mentre quella a nord, irrigata dal Rosa, presenti molti teit, ciabot, cassine e ruà.
Poco sappiamo della cappellina dell’Addolorata, risalente al XVII o al più al XVIII secolo, il cui affresco è uno dei punti più alti dell’arte nel nostro territorio.
Mentre la parte in basso non è più leggibile, possiamo ancora ammirare il volto dolente di Maria che raccoglie sulle ginocchia il corpo del figlio morto, aiutata da un personaggio identificabile in Giuseppe d’Arimatea o Nicodemo, mentre un vescovo (forse San Grato, protettore delle campagne dalla grandine) osserva la scena. Uno sfondo indistinto di montagne colloca la scena nel nostro territorio, ma anche sul Calvario, evidenziato dalle tre croci sulla collina di destra.

Affresco dell’Addolorata

Pilone di San Giobbe
In griera, terra ancora poco redditizia ma ricca di gelsi, i cervaschesi realizzano un pilone per invocare l’aiuto di San Giobbe, il personaggio biblico gravemente provato dalla vita e simbolo della fede e della pazienza, la stessa necessaria per l’allevamento
dei bachi, che richiedono cura, attenzione, impegno.
Dalle piaghe di cui Giobbe si trovò ricoperto, la tradizione popolare fa nascere i bigat, i bachi, allevati nelle case per la produzione dei cochet, i bozzoli di seta.
Degli allevatori e dell’allevamento, Giobbe è il santo protettore.