Aranzone
La Ranson è il nome di Aranzone nella carta topografica del Piemonte realizzata verso la metà del Settecento, nome che si è conservato nel parlare comune. Una piccola realtà, ingranditasi nel XIX e XX secolo, con una cappella, una fontana dall’acqua ottima, un’osteria nel secolo scorso e un nome molto particolare.
Che cosa significa il toponimo Aranzone? Molte le proposte: la derivazione da un nome di persona; oppure da ranza, la falce per il fieno: ma si tratta di parola in uso in Monferrato e non da noi. O ancora ranson come truppa, compagnia… o ranzone come prezzo del riscatto, ipotesi quest’ultima
convalidata da molti linguisti.
Ma l’interpretazione più interessante è un’altra: la radice ran potrebbe derivare da randa che nelle lingue gallo-romanze è il confine, il bordo di un territorio.
Aranzone, quindi, come la borgata che sta al limite del territorio di Cervasca, il punto più lontano
raggiunto e coltivato.
La cappella
“Ad Aranzone sono completati i lavori della Cappella dedicata alla Madonna” scrive il settimanale La Guida il 29.07.50, che la definisce “dei Boschi”.
Il terreno è stato regalato da Marro Pietro. Siamo nell’Anno Santo, un anno che voleva essere un periodo di purificazione, di vita interiore e di pace, dopo lo sconquasso della guerra,
che aveva colpito pesantemente anche su queste montagne. La parrocchia di San Michele decide allora di dedicarla a Maria Immacolata.
A scuola ai Boschi
I bambini di Aranzone e delle borgate vicine andavano a scuola insieme e il nome della scuola di Aranzone – Boschi appare nei documenti dal 1879. Si accolgono bambini di prima e seconda. Ma l’istruzione non è garantita in modo qualificato e continuativo: nel 1910, ad esempio, l’insegnante Ristorto Marcellina non è diplomata e insegna gratuitamente. Nel 1929 gli alunni sono 25 e il direttore Sigaudo propone di accogliere qui anche i 12 di Pratogaudino.
Nel 1932 viene costruito il nuovo edificio ai Boschi, su terreno privato e con lavoro offerto dalla popolazione. Solo il materiale è a carico del comune.
La scuola, pluriclasse unica, è affidata finalmente agli insegnanti statali dal 1930 al 1968, quando chiude per mancanza di un numero sufficiente di alunni. Dal 1942/43 al 1956/57 la maestra è Lucia Cucchietti, che ha lasciato un ricordo indelebile per la competenza professionale e l’umanità: una donna straordinaria che da cristiana autentica condivide per quindici anni la vita della gente più povera della montagna.
Dall’8 settembre ‘43 al 25 aprile ’45 all’Aranzone
“Il periodo della guerra civile all’Aranzone fu difficile. Si aveva paura di tutti, dei tedeschi, dei fascisti, ma anche dei partigiani.
Alcune famiglie dell’Aranzone ospitavano degli ebrei; nessuno di loro riuscì a sopravvivere. Essendo un paesino di montagna, era anche il rifugio dei partigiani. Veniva spesso Spada con i suoi; si fermava qualche giorno e ripartiva. Altri stavano verso Chesta, al comando del tenente Rosa. Durante il rastrellamento del giorno di San Giuseppe, furono uccisi cinque partigiani, nascosti in
un portico per foglie secche. Arrivavano di lontano, erano stanchi e si nascosero tra le foglie. I tedeschi incendiarono il portico con il lanciafiamme e spararono su quelli che tentavano la fuga.
Verso Aranzone si rifugiavano anche i cervaschesi quando c’erano i rastrellamenti che partivano dalla pianura, arrivavano qui e proseguivano verso Prati Francia, dove c’era il punto di incontro con le pattuglie che salivano da Bernezzo. Sempre in un rastrellamento, venne ucciso Pome Bote di San Michele. Si era nascosto alla Bandia. Gli spararono e gli ruppero la testa con il calcio del fucile. Il suo carnefice gli sfilò gli scarponi nuovi che aveva ai piedi, unì i legacci e ripartì mettendoseli sulle spalle. Con assoluta tranquillità.
C’era un nascondiglio speciale nel tronco di un vecchio castagno ormai vuoto all’interno, mentre le armi erano nascoste in alcune case.
Dall’Aranzone si vide il bombardamento alla Tarula: l’aereo volava così basso che tutta la gente era uscita per vedere. Era il martedì grasso e nessuno immaginava una tragedia come quella che stava per succedere… Morirono cinque persone.
Si salvò una ragazza ma ebbe una gamba amputata”.