Chiesa di San Bernardo
parrocchiale dal 1824 al 2025

Al bivio tra due antiche strade che dalla pianura tendono alle valli, la via del Sale o via di Villafalletto e una sua diramazione verso Bernezzo, nasce molto presto la cappella dedicata ad un grande patrono dei viandanti, San Bernardo da Mentone; la piccola acquasantiera in pietra scolpita, presente nel presbiterio e databile all’inizio del XVI secolo, ci conferma la vetustà dell’edificio e ce ne indica anche la collocazione originale. San Bernardo nasce nell’epoca in cui questa zona viene disboscata (come dice il nome Prata), anche per impulso dei benedettini di San Benigno, e poi irrigata con l’acqua dello Stura che arriva tramite il canale Miglia.Gli storici ritengono la Via del sale di età romana o addirittura preromana; alcuni parlano di ritrovamenti non accertati di lapidi.

La cappella è ricordata in tutte le visite pastorali effettuate da fine cinquecento. Descritta in precarie condizioni nel 1593, viene rinnovata negli anni immediatamente successivi. Nella Visita Pastorale del 1616 è chiamata Santi Bernardo e Lorenzo, mentre nel 1628 è definita “battesimale”: a causa della distanza dalla parrocchiale, il territorio ha ottenuto infatti il diritto di battezzare qui i suoi bambini e seppellire i morti nel cimitero, che è descritto ben circondato da un muro come prescritto. In questi anni, appena prima della tragica pestilenza del 1630, secondo lo stato d’anime stilato dal parroco Antonio Filiberto Drua, la popolazione è di 390 persone.

La peste, che proprio qui registra il suo primo infetto cervaschese, si porta via molta gente, compreso il cappellano. L’edificio viene rinnovato nel 1664, su progetto di F. Viganò e poi ampliato nel corso del ‘700 e dell‘800, con ulteriori interventi di restauro in tempi recenti. Già nel XVII secolo è presente la compagnia del Rosario e dal XVIII si conservano i registri degli atti di battesimo, matrimonio e morte. Nel 1805 viene costruito il nuovo cimitero, ampliato poi nel 1840. Nel corso del secolo, viene elevata una nuova volta sulle navate con progetto di A. Arnaud; vengono decorate le pareti e acquistati vari arredi provenienti dai soppressi monasteri cuneesi di San Francesco e Santa Chiara e l’organo di Santa Maria della Pieve. Viene infine rifatto il campanile. Con decreto del 23 dicembre 1924, la chiesa di San Bernardo diventa sede di parrocchia.

 

 

 

 

 

Dalla Cronaca di Don Rolando

Nel 1937 il parroco Don Giuseppe Rolando, detto Barba Pin, decide di scrivere una storia della sua “cara parrocchia”. Raccoglie le ricerche di Mons. Riberi e del suo predecessore don Bartolomeo
Peano e aggiunge di suo molte interessanti notizie sulla vita a San Bernardo, sulla chiesa, sulle finanze della parrocchia.
La chiesa: nel 1874 il parroco si reca nei magazzini dell’ex convento di San Francesco, dove sono depositati arredi provenienti dai soppressi ordini religiosi, e acquista un baldacchino e il coro in legno appartenente alla chiesa dello stesso convento, un confessionale e un bancone per la sacrestia. Don Rolando parla dei pittori che affrescano la chiesa e di altri lavori di grande o piccola importanza, come la posa di pietre di Monterosso davanti alla canonica, resasi necessaria “sia per risanare la Canonica, sia perché il cane ed il gatto mi pestavan l’insalata e tutto ciò che si seminava lunghesso la Canonica”. E ancora, riporta gli acquisti delle statue, la benedizione dei piloni, le feste principali: San Bernardo abate, Madonna del Buon Consiglio, Madonna del Rosario e Immacolata Concezione.
Molto interessanti le notizie sulle famiglie importanti, che hanno acquistato in epoca francese o negli anni successivi le terre prima appartenenti ai nobili e agli ordini religiosi. Sono elencate le donazioni fatte alla chiesa; citata, in particolare, Rosalia Pastore che dipinge il quadro della Madonna del Buon Consiglio. Dei preti, Don Rolando fornisce molte notizie, belle e meno belle. Tra le prime, racconta della simpatia e dell’intraprendenza del “curà cit”, don Andrea Dutto, che “si vedeva girare di canonica in canonica ad impiantare campanelli eletrici, sicché qualche volta lo si chiamava il prete dei ciuchin”, studiati per sventare i furti. Tra le meno belle, il funerale di Don Peano che molto aveva fatto per la parrocchia: si adattò a carro funebre una “giardiniera”, con qualche tappeto nero e la bara venne legata con corde.
Ci sono anche notizie sulla gente del paese, come il suicidio di un mezzadro per ragioni economiche, senza funerale religioso, o il fallimento della Banca del Piccolo Credito e i danni alle famiglie. Ma, conclude Don Rolando, “si tratta solo di roba. Se è necessario questo per andare in Paradiso!”

 

 

Interno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’estate del 1894 si decide la ridipintura della chiesa. Don B. Peano incarica Costantino Sereno per la figura e Nicolò Tetti per l’ornato.
Nello stesso anno, per i dipinti del presbiterio, viene dato l’incarico a Bartolomeo Giorgis di Chiusa Pesio, pittore molto noto all’epoca, che realizza sei riquadri rappresentanti, partendo da destra, l’Ultima cena, Sant’Anna con la Madonna, la Sacra Famiglia, la Madonna del Carmine con le anime purganti, San Magno con San Rocco e la Natività.
Risale alla metà del XVIII secolo la tela con ricca cornice raffigurante l’Immacolata con San Bernardo, mentre sono databili al XIX e XX secolo le statue, i due dipinti di G. Lavalle, rappresentanti
San Giuseppe e le Anime e i due di S. Nizza, con San Francesco e Sant’Agnese.

Nelle foto: l’Immacolata e San Bernardo. Sec. XVIII e due riquadri affrescati da B. Giorgis 

 

Vecchie cappelle

Non restano tracce della Cappella di San Pietro a Tetto Murato, visitata dai Vescovi nell’800 e ad inizio ‘900.

Alla Filatura, un campaniletto a vela richiama l’esistenza di una probabile cappella. Un altro campaniletto a vela ricorda la cappella della Cascina già dell’Abate Ferraris di Celle nel sec. XVIII, a Tetto Carbone, officiata dal Can. Fioretti nel XIX e poi da un sacerdote della Famiglia Bonelli. Era intitolata alla Madonna del Buon Consiglio e nel 1896 vi era stata eretta la Via Crucis.
Restano alcuni piloni lungo le antiche strade.

 

 

 

La chiesa in una cartolina del 1936. Il dipinto in facciata, ancora esistente e restaurato pochi anni fa, raffigura San Bernardo di Chiaravalle, presente anche in chiesa nella bella tela dell’Immacolata.
Gli storici ritengono tuttavia che il Bernardo a cui era inizialmente dedicata fosse quello di Mentone, detto anche di Aosta, il protettore dei passi alpini, rappresentato con il diavolo al guinzaglio