Via Rivetta

La via del Sale nella Carta Piemonte 20, databile intorno al 1745 (Archivio di Stato di Torino). Visibili il “molino della Rivetta” e il Martinetto degli Aime, poi segheria, che per un certo periodo
funziona anche come mulino. Lungo il Rosa viene poi costruito un mulino di vita breve da parte della Congregazione di carità di Cervasca nel XVIII secolo, mentre ad inizio ‘800 Simone Bramardi realizza sotto la provinciale il “mulin ‘d Giusep”.
La “strada grande del sale che tende dal Borgo a Villafalletto” attraversava tutto il territorio comunale in direzione nord – sud, per proseguire verso Borgo e la Valle Stura da una parte e verso la pianura dall’altra.
In questo punto della “grumeria” (prob. dalla radice ligure krau, kra da cui deriva caire, sassi oppure da grum, mucchio di terra), territorio molto più ampio dell’attuale griera, la via scorre su una “rivetta”, un pendio che diventa più alto man mano che si prosegue nel territorio di Vignolo e che le conferisce il nome attuale.
Si tratta con ogni probabilità di una strada preromana, percorsa dai pastori della pianura in transito verso le montagne e in pellegrinaggio verso il Monte Bego. Era certamente nota in epoca romana, come dimostra la centuriazione di cui restano significative tracce nella parte bassa, verso est, perfettamente allineata con quella di Pedona. Nel medioevo diventa un percorso importante nel tracciato delle strade che portano il sale dalla riviera ligure alla pianura, attraversando le Alpi Marittime.
È l’unico tratto che corre a destra dello Stura ed ha la caratteristica di arrivare fino a Moncalieri senza incontrare corsi d’acqua. È detta anche via di Roccasparvera, da un punto di pagamento della “gabella”, controllato dai Bolleris, e Via di Villafalletto, un paese di transito. Alla fine del XV secolo, lungo il suo tracciato viene scavato il Rosa, canale derivato dal Roero e destinato ad irrigare la pianura di San Defendente, della parte bassa di Santo Stefano e di San Rocco Bernezzo. Il suo percorso è costellato fino al XX secolo da martinetti, frantoi e mulini.
La strada è un importante reperto storico, un percorso segnato da immagini sacre e opifici, che va salvaguardato da usi impropri.
Molte immagini religiose accompagnano il percorso di Via del Sale – Via Rivetta. Nella terza fotografia, l’incrocio tra la Via del sale e Via dei Frascheri (nel ‘700 Strada grande di Cervasca a Cuneo) con il pilone oggi detto di Santa Lucia, nel ‘700 del Becan o di Linio.
Il mulino della Rivetta
Un atto del 1513 ci conferma l’esistenza del mulino della Rivetta, di proprietà della Confratria di Santo Spirito di Vignolo, comune che si era impegnato fin dall’inizio nella manutenzione del Roero in cambio della possibilità di edificarvi degli opifici. Già nel ‘600, accanto alle ruote del mulino vi sono anche il battitore da canapa, il “troglietto per far l’olio di noce”, un “edificio per il miglio”; nel ‘700 viene aggiunta la “resiga”.
Passato in proprietà nel 1721 alla Congregazione di carità di Vignolo, rimane operativo fin verso il 1965.
Alcune macine sono state trasferite nella chiesa di San Giovanni Battista in Vignolo e utilizzate, per una felice idea di Don Luciano Mattalia, come mensa eucaristica.
Lungo Via Rivetta, nell’angolo con l’attuale Via Cuneo, viene realizzato tra XVII e XVIII secolo un martinetto, divenuto poi segheria. Ma i documenti lasciano intravedere un terzo opificio lungo questo tratto di canale, un mulino di breve durata voluto dalla Confraternita di Cervasca superiore.
Il Rosa
Il Rosa, Reusa in piemontese, roggia: dal latino arrosare che a sua volta deriva da ros – roris, rugiada.
Quale miglior rugiada per una terra povera di acqua che con questo canale cambia aspetto!


