Chiesa di Santo Stefano Martire
parrocchiale dal 1801
La chiesa di Santo Stefano nasce nei pressi della strada romana che congiungeva Forum Germa con Pedona. Il Santo a cui è intitolata è il primo martire cristiano; di lui parlano gli Atti degli Apostoli al cap. 6, 8 – 15. È quindi possibile che si tratti di un punto di devozione antico, benché della cappella si abbiano notizie soltanto dall’inizio del XVII secolo.
La Visita Pastorale del 1628 dice che la cappella di Santo Stefano è in parte voltata e in parte coperta di paglia; nella successiva (1633), il vescovo la vede “de novo riedificatam et ad ampliorem formam”, grazie alle elemosine e ai lasciti della gente del posto.
Nel corso del ‘700 è descritta come ben chiusa, con il coro e un portico sul davanti. È curata dai massari e, a fine secolo, è presente un cappellano.
Il 10 aprile 1633, appena cessata la peste, i “capi di casa” si riuniscono nella cappella e rivolgono una supplica al vescovo perché la parrocchiale venga spostata a Santo Stefano: San Michele è troppo in alto e lontana per anziani, bambini, malati e donne incinte. Ma i tempi non sono

ancora maturi.
Il trasferimento del comune e della parrocchia in “Cervasca inferiore” avviene tra primavera ed estate del 1801, sotto il governo francese, con divisione del territorio e degli abitanti, in buona parte assegnati a Santo Stefano. La popolazione si è impegnata a costruire chiesa, canonica e cimitero e la vecchia cappella e il portico lasciano il posto all’attuale sacrestia.
La nuova Santo Stefano viene edificata nell’arco di sei anni e inaugurata il 10 maggio 1807, presenti i Maire di Cervasca e Vignolo, i rappresentanti della prefettura e la Garde nationale. Non manca il son de la musique che accompagna il corteo davanti alla porta della nuova chiesa appartenant aux particuliers.
Non c’è ancora una canonica adeguata e il parroco viene ospitato provvisoriamente nella casa degli eredi del notaio Streri. L’edificio è inizialmente dotato di tre altari, il maggiore e i due laterali di San Magno e della Madonna del Rosario.
I quattro minori (San Giuseppe e Suffragio vicino al presbiterio, Sacro Cuore di Gesù e altare di Sant’Agnese, sede delle Figlie di Maria, in fondo) vengono sistemati progressivamente nel corso del XIX secolo. La nuova canonica viene realizzata tra il 1835 e il 1849, completa di giardino e di stalla. Importanti lavori si rendono necessari a seguito del terremoto del 1887, con l’inserimento di chiavi e cerchioni in ferro; viene poi realizzato l’atrio per difendere dal freddo l’ingresso a nord e tra il 1903 e il 1910 la chiesa viene allungata e la facciata rifatta.
Altri lavori importanti si sono resi necessari per l’adeguamento liturgico postconciliare, la sostituzione del pavimento, il riscaldamento e, nel 95, per il totale rifacimento del tetto.
Parrocchia di Santa Maria Maddalena
Con l’unificazione delle sei parrocchie dei comuni di Cervasca e Vignolo, avvenuta nell’estate 2025, Santo Stefano è diventata sede principale della nuova parrocchia.
Un’unica realtà, come fino al 1801, che ha identificato nell’Apostola degli apostoli la propria patrona.
Le leggende medioevali e l’arte ce l’hanno presentata come una peccatrice penitente, confondendola con altre figure femminili dei testi evangelici. Ma Maria non ha avuto motivo di espiare per tutta la vita in una grotta!
Maria ē Magdalenè, letteralmente “Maria quella detta la Maddalena”, una donna afflitta da sette demoni, che significano un male probabilmente psichico molto grave; nell’incontro con Gesù guarisce, ritrova sé stessa e diviene forte, come dice il suo soprannome (magdal da gadal: essere forte): Maria, resa forte dall’incontro con il Signore, cammina con lui per le strade della Palestina, condividendo con il Maestro la sua vita e i suoi beni.
Fino alla croce, insieme ai pochi rimasti fedeli. Fino al mattino di Pasqua, quando si reca al sepolcro con le altre donne per ungerlo o, come dice il vangelo di Giovanni (Gv 20), da sola, quando è ancora notte, sale al sepolcro e trova la tomba vuota.
Mentre piange disperata, si sente chiamare per nome: è il Risorto, che ha scelto lei per prima per manifestarsi vivo e la manda ad annunciare la buona notizia ai discepoli e a tutto il mondo.
L’icona di Maria la Maddalena dipinta da Carla Bono nell’estate 2025.
Interno


– Patena in argento sbalzato, cesellato e dorato di inizio ‘800, con punzoni di Carlo Balbino, con il Compianto sul Cristo morto, oggi conservata nella Cattedrale di Cuneo.
– Tela ottocentesca dell’Educazione della Vergine.
Santo Stefano è ricca di opere interessanti.
Sono stati probabilmente acquisiti da altre chiese la via Crucis della bottega di P. A. Botta (metà XVIII secolo) e la coeva statua della Madonna del Rosario, in legno scolpito e dorato.
Tutti gli altri arredi sono databili tra ‘800 e ‘900: in particolare la tela dell’altar maggiore è datata 1826 mentre le tele degli altari di San Magno e Madonna del Rosario, opera di F. Gautier, risalgono agli anni 60/70 dell’800. Altre tele sono anonime ma di buona qualità e con ricche cornici, in particolare San Rocco e l’Educazione della Vergine, collocate alle pareti laterali dell’altare di San Magno, e l’Immacolata che si trova accanto all’altare della Madonna del Rosario.
Ancora Francesco Gautier figura come progettista negli anni ’80 per la decorazione della chiesa, opera dei “mastri da muro” Giordanengo e Dalmasso e del pittore Sordello.

Santo Stefano a metà ‘700
… nella carta topografica Piemonte 20 (ASTo): a est della strada detta del Borgo (poi Via Maestra e infine Via Roma) ci sono soltanto Casa Streri (oggi Falco) e Casa Quaranta, divenuta poi sede del comune; a ovest, la cappella di Santo Stefano e il gruppo di case che stanno alle spalle della parrocchiale.
La “strada grande di Cuneo” passa davanti all’attuale negozio di alimentari e incontra il pilone dedicato a San Magno, nel punto in cui qualche anno più tardi viene realizzato il cimitero, benedetto nel 1813.