Via Valdarello

Via Valdarello è romana o soltanto medioevale? Le opinioni degli esperti divergono sul tracciato romano che da Forum Germa (San Lorenzo di Caraglio), guadato il Grana, passando non lontano da San Rocco Bernezzo, attraversava i territori di Cervasca e Vignolo per dirigersi verso Borgo da una parte e la Valle Stura dall’altra: la strada detta della Quadragesima Galliarum.
La nascita su Via Valdarello del primo centro religioso di tutto questo vasto territorio, chiamato, nella Carta Piemonte 20, Madona del Bel Vedere, induce a pensare che si tratti di strada molto antica. La carta viene realizzata negli anni in cui la chiesa è tornata sede della parrocchia, dopo l’abbattimento di quella di San Michele e in attesa della realizzazione di una nuova parrocchiale. Era stata resa autonoma da quella di Caraglio nel 1331 ed era la pieve degli abitanti di Cervasca e Vignolo fino al passaggio del titolo, divenuto parrocchia, a San Michele.
Valdarello: termine di probabile origine germanica, da wald, bosco; quindi piccolo bosco. In piemontese è Bodarel, forse dal ligure bòd, da cui anche bòde, patate. In questa carta è Vaudarel.
Sull’attuale Via Borgo, si nota la presenza della cappella seicentesca di San Bernardo e Grato, detta anche San Bernardetto, curata dai Conti; venduta in epoca francese, trascurata nell’ottocento, divenuta capela rota e infine demolita. Una croce ne indica la presenza nel prà ‘d capela rota.
Le colture: gelsi in piano, vigne sui pendii del Vaudarel, prati nella Comba.

La chiesa nova di Ciarvasca
La Carta Piemonte 20 è anche uno dei pochi documenti, insieme al progetto qui a lato e agli ordinati del consiglio comunale, che ricordano il tentativo di costruire una chiesa che mettesse d’accordo gli abitanti di Cervasca superiore e quelli della piana; iniziata nel 1739, elevata fino a 7/8 metri e poi abbandonata: la chiesa nova di Ciarvasca. La stradina che le passa accanto è ancora oggi chiamata con il nome altisonante di contrà.
(Progetto di costruzione della chiesa al Valdarello – ASTo)

“Giors Boneto, pitore di Paisana”
Su questa e su altre abitazioni di Via Valdarello e via Belvedere, possiamo ammirare una crocifissione dipinta da Giors Boneto, pittore “itinerante” come tanti nei secoli scorsi: andava di casa in casa, da chi aveva deciso di far rappresentare i santi di famiglia sul muro dell’abitazione e poteva permettersi di mantenere per qualche tempo un pittore, oltre a pagare le “spese vive”.
Giorgio Bonetto nacque a Pratoguglielmo di Paesana nel 1747, si trasferì a Sanfront, si sposò ed ebbe un figlio che morì a tre mesi. Anche la moglie lo lasciò presto.
Dipinse tutta la vita spostandosi dalla valle di origine verso la Varaita, la Maira, la Grana… fino a Fontanelle di Boves.
Lasciò i suoi ultimi lavori, datati 1811 proprio nella zona di Paesana, dove forse tornò per concludere a casa questa lunga peregrinazione. La sua è una pittura semplice, a tratti perfino infantile, molto espressiva. Restano ancora oltre un centinaio di opere ma molte sono andate perdute.
Si firmava “Giors Boneto, Pitore di Paisana”.
Passò anche a Cervasca nel 1793. Lasciò almeno tre crocifissioni in Via Valdarello, di cui una scomparsa, una quarta a Roata Bruna (scomparsa), una quinta al Belvedere, una sesta vicino alla Madonna della Losa, oltre ad un dipinto alla Pavia.
Al centro della crocifissione c’è un Cristo in croce coperto di gocce di sangue; accanto c’è Maria; dall’altra parte, un santo probabilmente scelto dalla famiglia; da noi San Francesco, Sant’Antonio abate, San Giovanni Battista, San Maurizio.