Cappella della Concezione

già San Rocco

La cappella di San Rocco, protettore dalle epidemie insieme a San Sebastiano, si trova su una delle due vie di ingresso nel paese, “apud receptum” come dice la Visita pastorale del 1622.
In questo periodo sull’altare c’è un dipinto con la Madonna, San Rocco e San Maurizio. È celebrata solo nel giorno della festa.

Negli anni della peste (1630-33), Don A. F. Drua fa edificare il porticato antistante “a maiore comoditate populi” che viene ad assistere alla messa. Lo stesso parroco promuove la costruzione della cappella di San Sebastiano all’altro ingresso del paese. In questo modo il paese era protetto dai Santi Rocco e Sebastiano.
All’inizio del XVIII secolo il nome è mutato in Concezione. Già esiste l’elegante cancellata in ferro tra l’aula e il porticato.
Nel corso del secolo viene realizzato l’altare, con una nuova tela trafugata purtroppo alcuni decenni fa. Vi si celebrano numerosi matrimoni, soprattutto negli anni in cui la parrocchiale è ricostruita solo nei muri perimetrali.
Nel 1813 abbiamo notizia di un campanile: il Dipartimento della Stura autorizza il Maire a demolire, salvandone i materiali, “le clocher de la chapelle di N.D. de la Conception”, pericolante.
È stata restaurata negli anni ’80 del XX secolo ed è oggetto di cura e di devozione anche oggi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima e dopo la peste a Cervasca

abitanti a Cervasca nel 1629 (Stato d’anime):    1234

abitanti a Cervasca nel 1633 (Visita pastorale): da 200 a 400

 

 

 

 

 

 

San Rocco, rappresentato con i segni della peste e il cane, che gli lecca le ferite e gli porta da mangiare quando, malato di peste, vive in isolamento.

 

 

Un matrimonio in stile manzoniano

Non solo la peste, ma anche un particolare matrimonio avvenuto in questa cappella ci rimanda ai Promessi sposi di Alessandro Manzoni e ci ricorda Renzo e Lucia. A metà ‘700 è parroco don Francesco Borgogno. Nativo di Busca, viene nominato nel 1745 ed è artefice della ricostruzione della parrocchiale. Resterà fino al 1775. Dalle approfondite indagini effettuate sul suo conto nel 1752 e nel 1765, reperibili nell’Archivio di Stato di Torino, emergono varie negligenze, sia nelle relazioni con le persone, sia nell’espletare i compiti propri del suo stato, come emerge anche dalla vicenda
che raccontiamo.

Renaudo Giovanni di Michele intende sposare Anna Maria. Ma non è in buone relazioni con il parroco, che vuole ostacolarlo nei suoi progetti. Intanto, per metterlo in difficoltà, lo accoglie per il previsto esame di catechismo in una stalla, dove una cinquantina di persone di ogni età stanno vegliando e giocando. Il giorno successivo, tornato in canonica e messisi a discutere e gridare, il parroco gli punta una pistola allo stomaco e il Renaudo si difende con una “cadrega”. Il padre dello sposo, intervenuto come paciere, si ritrova con due pistole puntate contro. Infine, in accordo con un curato, Giovanni e Anna Maria decidono per un matrimonio a sorpresa…
“Allora io mi portai in compagnia dell’Anna Maria mia sposa nella chiesa della Concezione ed appena spogliato il parroco degli abiti sacerdotali come che avvertito che non voleva sposarci, mi presentai nanti il medesmo, ed interrogata la detta Anna Maria se consentiva d’esser mia moglie, mi rispose questa di sì al che io aggiunsi che io pure l’accettava per mia moglie, al che avendo detto Sig. Parroco gridato che prendessi guardia a quel che facevo, io li risposi che quel che volevo fare era già fatto. (…)
E portatosi il detto Sig. Parroco l’istesso giorno in questa città se ne ritornò da lì a tre o quattro giorni, cioè nelli ultimi giorni di carnovale accompagnato da un distaccamento di dodici Granatieri,
et alla testa di questi passossi alle hore dieci d’Itaglia alla mia casa sitta mezo miglio discosta dalla canonica per farmi arrestare quantunque ciò non li sia riuscito perché io non mi sono lasciato trovare”.

Atto di matrimonio di Giovanni e Anna Maria