Chiesa di San Michele Arcangelo,
parrocchiale dal sec. XVI al 2025
La prima pieve di Cervasca e Vignolo si trovava al Belvedere e tra i secoli XVI e XVII avviene in modo non lineare il trasferimento del titolo di pieve – parrocchia da Santa Maria a San Michele, che le Visite De Mari (1546) e Peruzzi (1585) chiamano parrocchiale, benché ancora nel 1602 il vescovo ordini di ricostruire l’abitazione del parroco presso la “parrocchiale di Nostra Donna”. Nei documenti del XVI secolo, San Michele ha due navate e altari dedicati a Sant’Antonio e San Giorgio. Mancano la sacrestia e il campanile.
L’edificio attuale risale agli anni ‘50 del XVIII secolo, dopo la fraudolenta distruzione operata dagli abitanti della pianura nel 1739 per recuperare i materiali da utilizzare per il progetto, poi fallito, di costruzione di una chiesa al Valdarello, a metà strada tra Cervasca superiore e inferiore.
Come si legge su una pietra inserita nello spigolo nord, la guerra tra le due parti del comune viene vinta dalla superiore che ricostruisce la sua chiesa nel 1749-50 secondo il progetto di Giovanni Battista Borra, allievo del Vittone, che sfrutta il non ampio spazio disponibile e realizza un edificio dalle linee delicate. Per alcuni anni, il paese è senza chiesa. Parrocchiale torna ad essere Santa Maria. San Michele è pienamente operativa soltanto verso il 1760. Nella ricostruzione, gli altari conservano i titoli acquisiti tra XVII e XVIII secolo: Madonna del Rosario, Natività di Maria (di patrocinio dei conti Piossasco, eredi dei conti Vignone), Anime purganti e Trinità. L’altar maggiore viene ricostruito a spese del marchese Operti. Nuove tutte le tele e le statue. A fine secolo, viene restaurata la canonica. Chiesa nuova, canonica con molti locali per ospitare il parroco e i suoi numerosi collaboratori.
Ma l’esistenza della grande unica parrocchia è giunta al termine. Nel 1801, sotto il governo francese, la sede principale viene trasferita a Santo Stefano.
Verso la fine del XIX secolo viene aggiunto l’altare della Madonna della Lòsa, in cui si conserva l’immagine ritenuta miracolosa della Madonna trovata su una ardesia. Nel 1933 viene sopraelevato il campanile.
Nella fotografia sopra: San Michele nella pala dell’altar maggiore
Post Proelium / victor Michael 1749.

Questa pietra, inserita nello spigolo nord dell’edificio, richiama la conflittualità tra gli abitanti di San Michele, sede del comune e della parrocchia, e quelli della pianura, che rivendicavano la presenza del centro religioso in zona pianeggiante, più facilmente raggiungibile dalle frazioni lontane. Le richieste di spostamento, la distruzione, l’inizio di una chiesa al Valdarello non vanno a buon fine. Il “Prencipe delle tenebre”, come si diceva, non vince. Vince San Michele: il paese e il suo protettore.
Interno
I recenti restauri hanno ridato vita alle grandi tele della seconda metà del XVIII secolo. Reca la data del 1768 quella della Natività di Maria, con lo stemma dei Piossasco, titolari dell’altare che qui fecero adattare un’opera proveniente dalle loro proprietà, attribuibile, come gli altri due ovali, ai migliori pittori della cerchia sabauda con cui i Piossasco si rapportavano per gli edifici dei loro territori. Il dipinto rappresenta in alto la natività di Maria e in basso tre figure di straordinaria bellezza: Sant’Antonio abate, molto venerato nella montagna cervaschese, Santa Teresa d’Avila, in visione mistica, e San Francesco d’Assisi.
Gli ovali degli altari delle Anime e della Trinità, opera della stessa mano, raffigurano il primo la Madonna con il Bambino in alto, in basso San Gregorio Magno (che ricordiamo per i trentennali) e uno splendido angelo che allevia con l’acqua le sofferenze delle anime. Il secondo presenta in alto la Madonna accolta e incoronata dalla Trinità e, in basso, Antonio da Padova e Carlo Borromeo, con il suo motto Humilitas.
Sull’altar maggiore, l’icona di grandi dimensioni contiene le figure di Maria con il Bambino, San Michele che lancia saette sul demonio e i Santi Pietro e Maurizio.
All’altare del Rosario, le piccole tele dei misteri sono attribuite alla scuola dei Botta, autori di una Madonna del Rosario poi sostituita dalla statua lignea attribuibile a Stefano Maria Clemente. Interessanti anche le altre opere presenti in chiesa e in sacristia, in particolare lo straordinario armadio proveniente dalla Certosa di Pesio, con intagli dei simboli della passione e storie del Beato Guglielmo Fenoglio.
Pale dell’altar maggiore e dell’altare delle Anime
Ex chiesa di Santa Maria del Belvedere

Citata per la prima volta nel 1291 come dipendenza di Caraglio, Santa Maria del Belvedere o di Cervasca diventa pieve autonoma dal 1331 per volontà del Vescovo di Torino. Ecco la nostra prima pieve, poi parrocchia: il punto in cui tutti i cervaschesi e vignolini devono accedere per i sacramenti e la sepoltura.
La notevole distanza dal capoluogo e da molti abitati ne segna il progressivo superamento a favore di San Michele e la precoce possibilità di battezzare per San Bernardo e San Giovanni Battista, fino alla successiva divisione in sei parrocchie.
Nei secoli XVII e XVIII diventa la cappella del cimitero che si estende dentro e tutto attorno all’edificio. Nel secolo XVIII torna ad essere parrocchiale per qualche anno, in seguito alle vicende su riportate.
Dismessa sotto il governo francese, diventa abitazione privata mentre il battistero scende a Santo Stefano, nuova parrocchiale “matrice”.
Dopo i recenti restauri, oggi conserva la bella abside romanica con archetti pensili, lesene in tufo, monofore e, all’interno, tracce dell’affresco attribuito a Pietro da Saluzzo, con il Cristo in maestà tra i simboli degli evangelisti, la Vergine e vari personaggi.
La Madonna della Lòsa

Dice una testimonianza resa nel 1819 che, poco prima dell’assedio del 1744, un tal Battista Giordanengo, che lavorava a spaccare le pietre della montagna sotto San Maurizio per farne lòse, aprì una ardesia staccatasi da un grosso masso che “rappresentava Maria Vergine in ambe le parti tenente il bambino fra le braccia”. Sul luogo poi venne costruita la cappella della Madonna della lòsa e nella parrocchiale realizzato l’altare omonimo. Comunque siano andate le cose, un dato è certo: nel XVIII secolo a San Michele vennero molte persone per implorare una grazia, tra cui una “principessa di Savigliano”. Una grande fede in questa immagine, continuata nei decenni e viva ancora oggi. La festa si celebra l’ultima domenica di agosto.


